N° 78

 

INTRIGHI E VELENI

 

Di Carlo Monni (con concetti e personaggi di Fabio Volino)

 

 

1.

 

 

            Nella caffetteria interna di Camp Lehigh due soldati sono appena caduti a terra in preda a convulsioni e ad un terzo sta accadendo la stessa cosa in questo momento.

            Il colonnello Carolyn “Cary” St. Lawrence lascia cadere la tazzina di caffè da cui si apprestava a bere come se scottasse mentre il Maggiore Elizabeth Mary Mace scatta in piedi e si china su uno dei tre uomini a terra.

            Qualcuno urla:

-Chiamate l’Ufficiale Medico!-

-Troppo tardi.- replica Liz scuotendo il capo -Sono morti… avvelenati.-

 

            Sam Wilson guarda il panorama di Washington D.C. dalla finestra del suo nuovo appartamento nella città in cui trascorrerà ormai la maggior parte dei prossimi due anni. Non che sia già pentito di essere il nuovo Rappresentante del Distretto di Harlem al Congresso degli Stati Uniti, questo no, ma a New York ha lasciato troppe cose in sospeso. Senza Falcon a dargli fastidio Morgan avrà ancora più campo libero e poi c’è quel nuovo emulo del Punitore, il Cacciatore Notturno, e ancora…

-Il Distinto Gentiluomo di New York[1] sta pensando alla sua prossima proposta di legge?- gli chiede una voce femminile alle sue spalle.

-Non prendermi in giro Claire.- replica Sam abbozzando un sorriso.

-È il meno che posso fare.- replica Claire Temple -Mi precipito qui, abbandonando Noah[2] a cavarsela da solo in ambulatorio, per aiutarti a sistemare il tuo alloggio nella Capitale, che tra parentesi non è niente male per uno scapolo, e tu mi trascuri per pensare a chissà cosa.-

-Scusami, hai ragione, sono uno stupido.-

-E chi sono io per smentirti?- ribatte lei baciandolo.

 

            Non molto lontano da lì, nel suo alloggio alla base navale di Oceana a Virginia Beach, Virginia, il Tenente di Marina Franklin Mills guarda svogliatamente la TV ed intanto ripensa ai recenti avvenimenti.

            Qualcuno voleva uccidere Liz Mace, proprio lei e non Capitan America, a meno che, proprio come ha fatto lui, il misterioso nemico non avesse scoperto la sua vera identità.

            Sia come sia, Liz non gli dirà il perché dell’attentato, non ad uno inaffidabile come lui… e avrebbe ragione. Nemmeno Franklin è sicuro di potersi fidare di se stesso, figuriamoci gli altri. Ha lavorato duro per ricostruirsi una reputazione ma chissà se riuscirà mai a cancellare le ombre del suo passato.

            Una telefonata lo distrae dai suoi pensieri. Conosce il numero. Sul suo volto un’espressione cupa mentre risponde:

-Sì, Signore, sono pronto.-

 

 

2.

 

 

            La donna bionda vestita con tailleur nero, gonna sopra il ginocchio, camicetta bianca di pizzo e scarpe dai tacchi vertiginosi, attraversa il corridoio ignorando le occhiate di chi incrocia per poi fermarsi davanti ad una porta ed aprirla senza bussare.

            All’interno un uomo anch’egli biondo, sia pure di una sfumatura più scura, e vestito di nero, compresa la cravatta che spicca sulla camicia bianca, siede ad una scrivania ed alza gli occhi mentre la nuova venuta si chiude la porta alle spalle.

-Dunque, dottoressa Sofen…- le si rivolge -… come sta andando con la sua… paziente?-

            Karla Sofen, psichiatra di fama e supercriminale ancor più di fama col nome di Moonstone, sorride e risponde:

-Molto bene, direi, ancora due o tre sedute e avrò raggiunto il risultato minimo: avrà un’efficiente assassina con superpoteri e personalità integrata al suo servizio, Bixby.-

-Eccellente.- commenta con evidente soddisfazione l’uomo chiamato Bixby.

-Aspetti…- interviene ancora Karla Sofen -Vi sono grata… a lei ed alla sua organizzazione… per avermi tirato fuori di prigione[3] e aver fatto sparire dai database tutto quello che mi riguardava, ma devo avvertirla: ricostruire una psiche frammentata non è un lavoro semplice, perlopiù occorrono anni di terapia. Io ho preso delle scorciatoie, diciamo, ma tenga presente com’è andata a finire quando Leonard Samson ci ha provato con Bruce Banner. Non intendo assumermi responsabilità se…-

-Lei ci assicuri che la sua paziente sia efficiente ed ubbidiente agli ordini che le daremo e lasci a me ed ai miei committenti il pensare al resto.- replica, secco, Bixby.

            Arrogante buffone, pensa Karla con un sorrisetto crudele sulle labbra. Avrai quello che hai chiesto e anche di più ma non sono sicura che ti piacerà.

 

            Nella sala riunioni del bunker segreto sotto Camp Lehigh le facce dei presenti sono tese quando il Colonnello Michael Rossi dell’Aviazione e il Maggiore W. Matthew Talbot dell’Esercito arrivano assieme alla Dottoressa Wilma Calvin.

-E allora?- chiede impaziente Liz Mace.

-Cianuro di potassio.- risponde la Calvin -Proprio come aveva immaginato Maggiore Mace. Aggiunto al caffè ed altro. Volevano fare una strage.-

-Volevano colpire noi.- precisa Cary St. Lawrence -Le altre vittime sarebbero state danni collaterali. Abbiamo avuto fortuna.-

-Noi forse, ma non possiamo dire lo stesso di quattro soldati eccessivamente mattinieri che ci hanno rimesso la vita.- precisa Liz.

-In ogni caso, quest’attentato ci dice una cosa: tra noi, in questa base c’è un traditore.- aggiunge Rossi,

-O più di uno.- precisa il Tenente di Marina Martin Luther King Mitchell -Credo che non possiamo escludere nessuno dall’elenco dei sospetti… a parte i presenti… forse.-

-Che intende insinuare?- chiede un arrabbiato Matt Talbot.

-Che non abbiamo garanzie che ognuno di noi sia davvero chi dice di essere. Uno di noi potrebbe essere stato rimpiazzato da un clone, un androide ultra sofisticato come gli LMD dello S.H.I.E.L.D. o da un impostore chirurgicamente alterato o ancora da un mutaforma come Mystica.-

-Io e la Dottoressa Rao potremmo eseguire dei test su tutti voi per stabilire se siete chi dite di essere.- interviene Wilma Calvin.

-E se foste voi le infiltrate, potreste alterarli per metterci su una falsa pista. Bel dilemma.- aggiunge Talbot.

            Liz non parla. Se questo fosse un normale pericolo, potrebbe affrontarlo nei panni di Capitan America ma contro nemici così sfuggenti che può fare?

 

            Frank Raymond sta cenando nel suo ristorante preferito quando una voce profonda gli dice:

-Posso sedermi un attimo?-

            Raymond alza la testa e si trova davanti un uomo alto e massiccio, afroamericano come lui con una barbetta alla Abraham Lincoln.

-Se proprio ci tieni, Donovan.- risponde Raymond tutt’altro che entusiasta -Anche se non so cosa abbiamo da dirci. Io e te stiamo da due lati opposti della barricata.-

-Ti sbagli. Io provo molta ammirazione per il tuo lavoro come difensore dei diritti civili e sono sempre stato dalla tua parte in quelle occasioni ma stavolta potresti aver messo i piedi in un terreno minato.-

-Che intendi dire?-

-Il Centro Ayers… i tuoi tentativi di ripulirlo hanno attirato attenzioni non gradite a qualcuno… qualcuno che potrebbe volerti farti molto male.-

-Mi stai minacciando per conto di Morgan? E questo che stai facendo Big Ben?-

-MI hai frainteso Frankie, io sono l’avvocato di Morgan ma non partecipo alle sue attività criminali e non voglio che ti succeda qualcosa, davvero. Ho voluto avvertirti anche se sapevo che non sarebbe servito.-

-Presunte.- ribatte Raymond.

-Cosa?- esclama Big Ben Donovan sorpreso.

-Non hai detto presunte riguardo alle attività criminali di Morgan. Stai invecchiando Big Ben. E ora vai, stai facendo aspettare troppo le due ragazze là in fondo. Hanno l’aria di essere molto costose.-

            Donovan ride divertito e si alza.

-Sei sempre il solito, Frankie.- replica –Ti auguro davvero buona fortuna.-

            La fortuna va anche aiutata, pensa Raymond.

 

 

3.

 

 

            La sera cala su Camp Lehigh e la luce della luna illumina brevemente una figura in un familiare costume blu, bianco e rosso. Capitan America è di pattuglia.

            Liz Mace non ce la faceva più a restarsene senza far niente e così è uscita in costume. Ha la sensazione che qualcosa di brutto stia per accadere.

            Come immaginava, le indagini di Matt Talbot per scoprire il traditore che ha cercato di avvelenarli non hanno portato a risultati. Quell’uomo non le piace ma nel suo lavoro è in gamba,se non ha scoperto niente, forse non c’è più niente da scoprire o forse…

            Cap interrompe quando vede una figura avvicinarsi all’edificio principale, la figura di una donna con la divisa dei Marines.

            La sentinella la ferma e poi abbassa il fucile riconoscendola.

-Oh, è lei Maggiore? Come mai fuori a quest’ora?- chiede.

-Non riuscivo a dormire ed ho pensato di controllare alcune cose senza aspettare domani.- risponde la donna -Posso passare?-

            Chiunque sia quella donna è un’impostora e Liz Mace lo sa bene perché quella che sta impersonando è lei stessa.

-Ferma, chiunque tu sia!- intima uscendo dall’ombra.

            La donna che sembra lei si gira di scatto lasciando cadere la sua illusione e rivelandosi per la mercenaria mutante chiamata Fatale.

-Ancora tu, impicciona?- esclama impugnando una pistola -Perché devi venirmi sempre tra i piedi?-

            E spara.

 

            Non è la prima volta che Leila Taylor si trova nella stanza degli interrogatori di una stazione di Polizia anche se l’ultima volta è stata ai tempi in cui era un’arrabbiata rivoluzionaria, tempi che le sembrano risalire a quarant’anni prima sotto certi punti di vista. Quando ha finito con l’integrarsi in quel sistema che diceva di voler combattere? Se lo chiede spesso.

-Avete intenzione di trattenermi a lungo?- chiede impaziente –Ho due bambine piccole che mi aspettano a casa. Devo forse pensare che mi riteniate coinvolta nella morte di mio marito?-

-E lo è?-  chiede brutalmente la Detective di 3° Grado Stacy Dolan.

-Sta scherzando?-

            L’Agente del F.B.I. James McElroy interviene:

-Suo marito, il defunto senatore Kamal Rakim, era un leader radicale ma ultimamente alcuni leader del Potere Nero gli rimproveravano di essersi ammorbidito, essersi venduto ai bianchi. Anche lei era un membro di spicco del Potere Nero e magari la pensava allo stesso modo.-

            Leila scoppia in una grassa risata.

-Sarebbero queste le vostre brillanti idee?- esclama -È vero: quando ero più giovane ero in una cellula rivoluzionaria, poi ho capito la stupidaggine che stavo facendo e mi sono ritirata. Credevo che essere o essere stati comunisti non fosse un crimine e comunque sono tanto radicale adesso che sono stata la manager elettorale di Sam Wilson che non è certo un pericoloso leader sovversivo.-

            Prima che Stacy possa rispondere la porta della stanza si apre ed entrano il Sergente Lou Snider e un altro uomo di colore elegantemente vestito, alto e massiccio.

-Sono Benjamin Donovan, l’avvocato della signora Taylor.- si presenta questi senza tanti complimenti -L’interrogatorio è finito e a meno che non abbiate un’accusa formale da contestarle, la signora viene via con me adesso.-

            Un attimo di silenzio, poi Snider dice:

-Nessuna accusa, la signora è libera di andare e la ringraziamo del tempo che ci ha dedicato.-

            I due sono appena usciti che Stacy si rivolge a Snider:

-Non mi piace, Lou. Lo sai chi è quello, vero?-

-Big Ben Donovan?- risponde Snider -Il termine Avvocato Criminale ha un duplice significato con lui. Da anni riga dritto ma è pur sempre il legale di Morgan. Mi chiedo cosa c’entri lui in questa faccenda.-

-Non è tutto.- aggiunge McElroy -Quando facevo il negoziatore per le crisi con ostaggi ho imparato parecchio sul linguaggio del corpo e sono pronto a scommettere che Mrs. Taylor non era affatto sollevata nel vedere Donovan.-

-Un mistero in più.- commenta Snider -E sull’omicidio di Rakim non ne sappiamo più di prima.-

 

            La pallottola s’infrange contro lo scudo che poi Capitan America lancia per disarmare Fatale.

-Ti stavo dando la caccia da quando hai cercato di uccidere il Maggiore Mace e quanto pare sono arrivata in tempo per impedirti di fare altri danni.-

            Questo, se non altro, spiegherà la sua presenza e proteggerà la sua identità segreta, spera.

            Fatale scompare improvvisamente. Il suo maledetto potere di teletrasporto. Chissà dov’è finita adesso?

            La risposta arriva improvvisa e inaspettata quando una garrota si stringe al collo di Liz ed alle sue spalle Fatale sibila:

-Ti sistemerò una volta per sempre.-

            La cotta di maglia ha impedito all’affilato filo metallico di affondare nel suo collo e ora con una rapida mossa Cap fa volare la sua avversaria sopra la sua testa sbattendola al suolo.

-E ora che ne dici di fare quattro chiacchiere su chi ti paga?- le chiede.

            La supercriminale reagisce sferrandole un calcio, che però Liz evita facilmente.

-Mi dispiace per te…- replica -… ma anche se sei brava con le armi e le illusioni, nel corpo a corpo non lo sei abbastanza, credimi.-

            Lo scontro è duro e fatto di mosse e contromosse ma alla fine è Cap a mettere a segno il colpo decisivo ed a stendere la sua avversaria.

            Mentre osserva Fatale svenuta Liz Mace non può non  chiedersi se questa vittoria servirà davvero a qualcosa. Potranno riuscire a trattenere qualcuno che può teletrasportarsi dove vuole?

 

 

4.

 

 

            Michael Van Patrick termina anche l’ultimo esercizio e si volge verso la giovane donna Indiana che indossa un camice bianco:

-Sono andato bene, dottoressa?-

            La Dottoressa Kavita Rao, di solito austera, si lascia sfuggire un sorriso,

-Benissimo.- risponde -Per quanto mi riguarda, non ho più test da farti fare, li hai superati tutti.-

-Bene.- commenta il ragazzo sorridendo -Allora, se sono davvero un supersoldato, quando posso avere un costume ed entrare in azione contro i cattivi?-

-Se dipende da me, mai.- interviene Liz Mace entrando nella stanza -Quanti anni hai Michael? 15, 16? Dovresti pensare alla scuola, a divertirti, alle ragazze, non a rischiare la vita.-

-La Torcia Umana non aveva la mia età quando ha cominciato?- ribatte Michael -Perché io non posso?-

            Bella domanda, non è quella che avevano posto anche i Giovani Vendicatori?

-Perché non sarebbe giusto, per te.- è l’unica risposta che Liz riesce a dare.

-Non sono d’accordo.- dice Matt Talbot, anche lui entrato nel laboratori -Il ragazzo è una risorsa ed è giusto che faccia quello che può per il suo paese.-

-È solo un ragazzo per amor di Dio.-

-Il primo Bucky aveva 13 anni e il suo successore 12 quando hanno cominciato.-

-E fu un errore arruolarli in entrambe le occasioni.-

-A voi… voi liberali dal cuore tenero non avrebbe dovuto mai essere concesso di arruolarvi.-

-Ha detto liberali ma pensava femmine isteriche, non è vero?-

-Basta!- esclama Michael -Nessuno pensa di chiedere la mia opinione? Non conto niente?-

            Il ragazzo afferra la sua maglietta da un attaccapanni ed esce di corsa dalla stanza.      Liz lo osserva pensierosa.

 

            A New York Jody Casper si prepara ad una nuova giornata di lavoro. Ne ha fatta di strada dai tempi in cui era un galoppino del gangster Faccia di Pietra.[4] Chi l’avrebbe mai pensato allora che quel ragazzino che sembrava avviato su una cattiva strada sarebbe diventato un assistente sociale? Deve tutto a suo zio Sam e all’originale Capitan America che gli hanno ficcato in zucca un bel po’ di buon senso.

            È appena arrivato davanti alla porta del suo ufficio di Harlem che un’auto gli schizza addosso l’acqua di una pozzanghera.

-Ehi!-, esclama il giovane voltandosi di scatto.

            Il suo sguardo cade sul passeggero seduto nel sedile posteriore dell’auto e spalanca gli occhi.

-Non è possibile!- esclama sorpreso.

            Uno spettro del suo passato è appena tornato.

 

            Cary St. Lawrence si guarda allo specchio e fa una smorfia. Si mette in testa il basco ed infila la pistola nella fondina regolamentare poi esce dal suo alloggio per ritrovarsi quasi a sbattere contro un’alterata Liz Mace.

-Ehi che sta succedendo?- le chiede.

-Quell’arrogante sessista di Matt Talbot mi fa saltare i nervi.- risponde Liz.

-Ho avuto a che fare con lui quando entrambi davamo la caccia a Hulk…- replica Cary -… e in effetti, a volte è insopportabile.-

-Solo a volte?-

            Carolyn St. Lawrence ride di gusto.

-Ok, quasi sempre.- risponde -Ma lasciamo perdere quel bastardo. Posso offrirti quel caffè che non siamo riuscite a prendere ieri?-

-Per me va bene.- replica Liz -Sempre che non provino ancora a correggerlo col cianuro.-

-Non credo che ci riproveranno. Non sono così stupidi.-

-Forse non avvelenando il cibo ma riproveranno a ucciderci. Chiunque siano ci considerano un pericolo.-

-E hanno ragione. Se me li troverò davanti capiranno di aver scelto la donna sbagliata da stuzzicare.-

            Liz non potrebbe essere più d'accordo.-

 

 

5.

 

 

            L’assassina mutante  conosciuta solo come Fatale, i suoi poteri bloccati da un collare inibitore, è caricata su un elicottero che la porterà alla vicina base navale di Oceana e da lì verrà trasbordata su un aereo che la porterà in Colorado nel supercarcere per supercriminali noto come la Volta.

            Prima di salire a bordo, il caposcorta Maggiore Matt Talbot si rivolge al capo della sua squadra:

-Sarò di ritorno il prima possibile. Non perderò di vista la prigioniera nemmeno per un secondo e se farà un solo gesto ostile...-

            Talbot accarezza eloquentemente il calcio della sua pistola.

-Mi fido di lei Talbot.- replica il Colonnello Mike Rossi -Faccia un buon lavoro.-

            Talbot fa solo un cenno del capo e sale a bordo dell’elicottero che decolla . allontanandosi rapidamente

Rossi rientra nel bunker ed è lì  che la Dottoressa Rao lo ferma:

-Mi scusi, colonnello, ma ho una richiesta da farle.-

-Mi raggiunga in sala riunioni tra dieci minuti allora.- è la risposta di Mike -Voglio che sentano anche gli altri.-

            Che mai potrà volere, si chiede. Beh, in attesa di saperlo, meglio avvertire Liz e gli altri componenti rimasti della squadra.

 

            Mike Rossi è perplesso.

-È davvero sicura che sia una buona idea, Dottoressa Rao?- chiede alla donna in piedi davanti a lui.

-Non ne vedo di migliori.- risponde Kavita Rao -Il Dottor Henry McCoy avrà anche l’aspetto di uno scimmione dal pelo blu ma è pur sempre un’autorità nel campo della genetica e delle mutazioni in particolare. Un suo parere sui dati di Michael Van Patrick ci sarà molto utile, ne sono convinta.-

-Conosco bene Hank McCoy e i suoi meriti come scienziato e come supereroe. Mi fido del suo giudizio e della sua discrezione, tuttavia non so se è una buona idea portare il ragazzo fuori di qui.- ribatte Mike.

-Se posso permettermi…- interviene Liz Mace -… se i nostri nemici hanno bevuto la messinscena con cui abbiamo orchestrato la sua morte e quella della sua famiglia,[5] ormai Michael non corre pericoli, se, invece, sanno che è ancora vivo, dove sarebbe più al sicuro che nel quartier generale degli X-Men?-

-Se ci arrivate vivi. Se non ho capito male, Liz, vuoi accompagnare il ragazzo e la dottoressa Rao.-

-Esatto.-

-Chiedo rispettosamente il permesso di andare con loro come responsabile della sicurezza.- interviene a sua volta Cary St. Lawrence.

-Temo che sia stato incastrato, Colonnello.- commenta, divertito, il Tenente Comandante  di Marina Martin Luther King Mitchell.

            Mike Rossi scuote la testa.

-Va bene. Non sono mai stato capace di dire di no ad una donna, figuriamoci a tre.-

            Liz sorride soddisfatta.

 

            Simon Bixby riflette sulle prossime mosse quando un suono lo avverte dell’arrivo di una mail criptata su un certo account.

            Legge la mail e si fa sfuggire un sorriso. Compone il numero di un interno sul telefono sulla scrivania e quando ottiene risposta, dice:

-Dottoressa Sofen, spero che la sua assassina sia pronta, perché ho una missione per lei.-

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Praticamente nulla o quasi da dire. Se non sapete chi è Karla Sofen, a che serve che ve ne parli? -_^

            Nel prossimo episodio: un viaggio a Westchester, gli X-Men, il battesimo del fuoco di Michael Van Patrick, il Cacciatore Notturno e una sorpresa inaspettata.

 

 

Carlo



[1] Il Distinto Gentiluomo di… è il modo in cui i membri della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti si rivolgono l’un l’altro durante un dibattito in aula.

[2] Il dottor Noah Burstein, con cui Claire gestisce un ambulatorio per indigenti finanziato privatamente.

[3] Dove era finita in Vendicatori Segreti MIT #23.

[4] Come visto su Captain America Vol. 1° #134 (In Italia su Capitan America, Corno, #50).

[5] Nell’episodio #75.